il giorno sottile ( cdr spirals 0010 / mellow records mmp 429 )

01. il giorno sottile ( 6:01 )
02. sentieri mai battuti ( 5:40 )
03. la pioggia continua ( 6:15 )
04. tu ritorni ( 4:25 )
05. stanza di luce ( 3:58 )
06. acque gelide ( 4:51 )
07. bianco, bianco giorno… ( per andreij tarkowskij ) ( 34:09 )
realizzato da fabio zuffanti aspiralstudio da maggio a settembre 2001
Cogliendo
anelli di luce
Mi
specchio nelle acque gelide della tua fronte
Nel
mare di eventi e pensieri
Trascinato
senza respiro
Avverto
i polmoni
Gonfiarsi
nelle pulsazioni
Che,
con la forza del fulmine,
Vibrano
nel petto
Come
una cascata
Come
niente di più
Cado
verso un indefinito
Ruotare
Le
orbite volte verso il vuoto
Le
mani frantumate
Mi
abbandonano nel cerchio
Innanzi
a me
Angoli
annebbiati verso l’alto
Attenti
a chi sta per ingoiare il mondo !
La
banda suona la grande melodia
Salutando
il mio ingresso
Nel circo
Quando
il tempo di trasforma
La
quieta terra si china
Per
cogliere i frutti
Del
nostro cammino
Quando
il tenue sorriso
Si
inarca per una scintilla
Il
cuore ha un sussulto
Di
luce e dubbio
Ancora
tutta la vita accoglie
Questa
manciata di momenti
Passi
lievi riempiono
Il
vuoto di un’ attesa
Scommettendo
tra loro
Per
essere riconosciuti
Passo
ancora il mio tempo
Cercando
di decifrarli
Ma
la cieca emozione di un sospiro
Mi
ha già spogliato
Se
riuscissi a fermarla
Per
farla mia
Inventerei
nell’amplesso
La
mia esistenza
La
mia esistenza
In
gocce di sperma
Crea,
Inventa
una nota infinita
E
mentre il cuore ancora
Cerca
un po’ di riposo
Una
nuova vita è già creata
Per
sempre…
Lei
è un tozzo di pane raffermo
Bagnato
nelle acque di un mare polveroso
Giaccio
inerte in tale inconsistenza
Mangiai
Il
cielo ed il mare
Il
colore del sangue di luci abbaglianti
Perfora
Il
silenzio
Velo
celato da molteplici anfratti
Ha
svelato le sue trame feconde
Da
un esile finestra sul mondo
Fino
al mare giunge lo sguardo
Nubi
sottili vestono la luna
Traspare
Nei
distanti contorni dei monti
Un
rintocco di campana
Il
profumo dei fiori
E’
un commosso parto
Nella notte
Ho
atteso che tutte le luci si spegnessero
Per
venirti a svegliare
Ho
mosso piano il corpo
Ed
ho trovato una guida sicura
Lentamente,
Vigili
nel non spezzare il fragile silenzio,
Percorremmo
sentieri mai battuti
Tra
suoni amati di piccoli fuochi,
Melodie
sottili,
Così
sospese da vibrare a vere passioni
Improvvise
cadute
Fiorivano
ai nostri piedi
Cullavano
le membra svuotate
Sfociavano
in vergini pozze
Così
movendosi
Ancora
mostravano l’antico gioco
Del
pacato equilibrio
Ancora
una volta
La
festa aveva inizio
Irrorava
antiche cantilene
A nuovi miracoli
Processi
illuminatori
Si
riversano sul capo dei noncuranti
Spingendo
a ammassando
Nel
circolo della vergogna
Sublime
spazio
Lascia
scorgere tenui bagliori
Piccole
oscurità
Eterne
e fiammeggianti
Per
giorni e giorni marciai
Striduli
rumori
Annegarono
i miei bisogni
Verso
le stelle si persero gli sguardi
Le
schiene dipinte in sogno
Disegnarono
bianche ali
E
si persero
Accecandoci
Un
punto rischiara l’orizzonte
Con
la fatica di uno spiraglio
La
luce viaggia sottile
Di
un calore penetrante
Riflette
se stessa e rivolge il canto
Nell’equilibrio
Del
giorno e della notte
Nel
gioco di ombre e colori
Riconosco
la sensazione
Di
un immagine
Casa
Non
lasciare che
Ti
portino via
Resta
legata ad un capo
E
con la mano
Afferra
la mia
Lascia
che ti porti via
Nella
città festosa
Lascia
che ti sorrida
Non
ruberò la tua aria
Non
sporcherò la tua voce
Lascia
che sia io
A legarti per me
In
un attimo
Realizzo
la mia
Consistenza
Mi
risveglio
Come
lacrime
O
come finta
Sorgente
Verso
l’alto
Verso
la corsa
Ora
che sono pioggia
Mi ricongiungo alla terra
Tu
corri
Come
un cavallo sciolto
Sulla
sabbia
E
come sabbia
Danzi
portata dal vento
Ti
perdi nel cielo notturno
E
raccogli le nuvole
Per
vestire il corpo
Tra
le stelle scorgi
Ciò
che più ami
E
lo sfiori di freddo tepore
E
quando la prima luce
Ti
sorprende
Disperdi
nell’aria il tuo volto
E
rivesti il mondo
Della tua presenza
Creando
forze plastiche
Realizzo
un solido flusso
Cupole
a sfondamento
Ergersi
in alto
Resistenza
Un
mondo di vite
Distante
Crea
materia di forza
Sale
Verso
Te
I
Le
strisce rosse
Attraversavano
le mani
Piene
e veloci
Cantava
le stelle
Bagnava
le estremità
Rischiarava
la fatica
Di
grandi e impetuosi
Bersagli
L’alto
della volta
Sovrastava
lo sguardo
Gettandosi
a manto
Nelle
sfere del labirinto
Abbattendolo
II
Correvano
sbirciando
Come
piccole fiere slegate
Da
erranti catene
Passando
illuminavano
I
volti spenti, persi nella notte
Fogge
di stelle
Nei
noncuranti
Presso
cascate poi
Lavavano
i visi delle ombre vissute
Come
fontane zampillavano
I
corpi diafani
Veri
fratelli
Sedevano
poi tra le fronde
Tuffavano
i ricordi tra le valli
Vestite di nuovo
Tu
ritorni
Ed
io
Ritraggo
le ali
Bagnate
in passione
Tu
ritorni
E
taccio d’altro
E
di maschere
Ad
altri celate
E
fisso
Nel
mare impietrito
La fretta di un’ ultimo bacio
Coperto
di foglie
Striscia
il vento tra i capelli
Tra
tiepide note
Vibra
la voce nel petto
Grondante
d’attesa
Sciogli
le redini al sole
E
inizi la danza
In
circolo e in rima
Tra
i più reconditi sogni
Innalzi
il capo
E
rendi il corpo flessuoso
Nel
sincero alito antico
Viaggia
il sapore stanco
Di una vita
Nel
giorno smarrito
I
sensi affondano alla ricerca
Di
un momento qualunque
Abbraccio
i contorni
Perdendoli
nel tatto
Fisso
nella mente
Ore
malinconicamente divelte
“
Ho smarrito il mio tempo “ mi dicevo
“
Ho paura di morire “ nel sonno
Ora
ho spezzato gli appigli
Candidi vetri sulle dita
Per
sentire una voce
Lo
sforzo uditivo si unisce alle pulsazioni
E
con il cuore getta linfa sui sensi
A
volte è solo un piccolo suono
A
volte è un indicibile cataclisma
A
volte è solo la speranza
Quale
immane forziere
Raramente parlo con i suoi ingranaggi
La
strada è cosparsa di tenui lumi
Indicanti
gallerie percorse e percorribili
Ora
ne riconosco una
Domani
sarà già solo un punto
Distante
strati apparenti
Conosco
un luogo
Lontano
dai sentieri della sera
Dove
per ultimo conduce il mio ricordo
Conosco
pochi anfratti
Che
sempre percorrerò
Le
stelle distanti
Sono
sempre le ultime
A riconoscermi
I
La
vita mi ha attraversato
Su
rampe di scale
In
due e tre volte
Ha
esploso l’anima
Nelle
viscere della sua gabbia
In
ritmo sfrecciante
Rigiro
il volto barcollante
Le
spalle ai visi amici e temuti
In
antiche giravolte
Migliaia
di persone,
Di
cose, non trovate e non perdute
Come
il desiderio
Affondato
su una luce
Troppo
sottile
Troppo
distante
Migliaia
di anni
Ridiscendono
il cielo
E
concludono il cammino
Infuocandosi
nella mia speranza accecata
II
Io
vi amo
E
che la mia forza
Di
paura e di stelle
Si
ritiri in un manto
E
abbracci il vostro ricordo
Per sempre
Ricordo
a volte
Quanto
dolce era
Dopo
una notte di lavoro
Ritrovare
le stanze materne
Rivestite
ancora di sottile tepore
Mentre
nuovamente mi accoglievano
In
silenzio
E’
passato molto tempo
E
in questo momento
Tramortito
dal freddo elettrico
Non
ritrovo sapore
Se
non la nostalgia
Come
pressato
Giaccio
seduto senza volontà
Solo
gli occhi
Ti
tanto in tanto
Graffiano la stanza di luce
Ho
ancora paura
Mentre
scivolo
Nel sonno
Esistono
Corsi
d’acque
Come
croci unite a raggiera
Che,
attraverso un comune conforto,
Scorrono
silenti verso il mare
Azzurre
come le voci del cielo
Superano
tappe vitali
Che
ancora fremono al passaggio
E
disilluse sospirano nell’attesa
Ancora
sorprese
Tacciono
e attendono
La
prossima onda
Un
vuoto traguardo
Madre
di cose perdute
Accoglie
i freddi cristalli
Che
innalzano il capo
In
architetture perdute da umani sguardi
Tra
verbi
Di
astrale
Memoria
In
poche cose
Rivedo
l ’ultimo calore
Che
in ogni stanza del mondo
Illumina
Le
tenebre
A
volte
Immobili
nell’aria
Danzano
Come
impazzite
Il
vento
È cessato
Vegliò le forme
Imbrattandole
Di
sali marini
Su
due lati terre e acque
Trovarono
vita
Sul
corpo
Dolcemente
Cozzavano
Respirando
a fatica
Liberando
Il
tempo sempre uguale
Unite
Spensero
gli arazzi geometrici
Ognuno
nel piccolo spazio
Trovarono
luce
E
di nuovo terra
E
di nuovo cielo
E
cadere
E
riunire
Il
globo ruotava eterno
Fissa
dimora di uno e tutto
Immane
…all’improvviso
spensi la luce
ed
ecco che il mondo
altrove,
nello stesso istante,
così
giovine
mi
parve lontano millenni
Eppure
da sempre
Anche
io in quelle ore vissi
E
quanto lontana mi sembrava
La
notte
Poi,
d’un tratto,
Tutto
cadde
Forse
una ferita, un precipizio
Tra
la mia stanza
E
le loro risa
Segnarono
la mia insonnia
Per sempre
Se
il resto è con noi
Possiamo
dimenticarci
Di
scolpire il nostro epitaffio
Sulle
lapidi di ogni istante
Questo
poiché
Ogni
gioia sia perfetta nel suo spiegarsi
E
si abbiano capienti retate
Di
buone masserizie
Fa
freddo
E
la sera ci consola delle molte stelle
Rubate
all’estate
Hanno
trovato il posto segreto
In
questo angolo di cielo
Che
sorride alle strade festanti
Di
fanciulleschi piaceri
Qualcuno
dirà di averlo scordato
Ma
io attendo natale
Per
miseri inganni può darsi
O
per una volontà di anno in anno più pura
Che
mi catapulta nel ricordo
E che amo toccare con mano
Forzieri
nelle mani
Come
finestre luminose sull’inverno
Come
luoghi che sempre ritornano
Come
asfalto che a lungo
Accetta
il reiterato cammino
Cedo
ogni barlume
Alla
prossima proposta
Lassù
Tra
quell’aria di dicembre
Che tanto vuole afferraci
In
piedi
Vicino
alla finestra
Mi
avvicino e scruto
Brillare
nella notte
Ciò
che forse mai fu per noi
Che
eppure
Da
sempre osserva
E
guida
Traccio
il cammino dello sguardo
Fino
a raggiungere
Tra
il sipario di nubi
Ed
il cielo
Resto
cullato dalla luce
Aiutandomi
nello scorgere
Ricordo
Osservo
Taccio
PER
ANDREIJ TARKOWSKIJ
Tra
poco il terriccio
Avviluppato
alle tue mani
Prenderà
il posto del cielo
Acquario
della vita,
Per
costruire forme colorate
Dallo
stupore
Il
cesello impartito all’immagine
Sul
tratto più nascosto
Dell’esistenza
Ha
riprodotto la chiara superficie
Dell’anima
La
nostalgia di un bene supremo
Ha
dissetato gli occhi
Ed il cuore
Siano
forti
Le
carezze che la neve
Tra
i binari
Semina
profonde nel paesaggio meccanico
Che
nuovamente si affaccia
Alle
fessure
Dei
nostri rifugi
Siano
sottili come lame
E
penetrino a fondo
Nel
tappeto dei giorni
Come
un frenetico
Passaggio
di nubi
Pensa
Lentamente
Pesa
Ogni parola
IL
GIORNO SOTTILE
La
tua immagine
Attraverso
il vetro
Colmo
di pioggia
Vive
solo di bagliori
Trema
E
si confonde
Mentre
non distinguo più
Alcun
rumore
Come
attraverso
Solide
mura
Lascio
che il mondo
Mi
osservi
Lontano
o vicino
Che
importa
Tutto
si confonde
Tra
pioggia e luce
Anche
le pupille si adagiano
E
lasciano svanire i contorni
Anche
io svanisco
E mi sembra di vederti